domenica 25 giugno 2017

Ius soli ?


In tempi di discussioni su ius soli e ius sanguinis scelgo in maniera opportunista (e probabilmente travisando un po' il senso voluto dal rapper) di seguire il testo di J-Ax in "L'Italia per me" che dice "...non conta se ci nasci, conta se la ami...". Eleonora e Sofia non sono nate in Italia, ma sono cittadine italiane. Io a loro cerco di insegnare la lingua, gli usi e i costumi che ho imparato io (e che magari non saranno più attuali nel giro di un paio di generazioni), la storia, la geografia, la cultura. Fra un paio di settimane Eleonora si metterà un po' alla prova facendo il suo primo campo estivo da sola in Italia, con bambini italiani. Al corso di vela dell'anno scorso dormiva con noi a casa. Quest'anno sarà via tutto il tempo.

Sia Eleonora che Sofia si sentono italiane, ma è un fatto che entrambe si sentono anche molto svedesi (e lo sono). Crescere in un paese, frequentarne la scuola, parlarne la lingua e, chiaramente, avere la mamma di quella nazione, sono tutti aspetti che contribuiscono a diventare parte di una società. Eleonora e Sofia mischiano: festeggiano Midsommar, ma anche la Befana, fanno il tifo sia quando vedono un atleta con le tre corone che uno in azzurro savoia, fra di loro giocano in svedese e litigano in italiano.

Se fossero nate quando abitavamo in Canada avrebbero la cittadinanza canadese. Avrebbe senso? Ma anche se io non insegnassi loro l'italiano sono comunque cittadine italiane, con diritto di voto. Ha senso anche questo? A volte credo che la scelta dovrebbe essere loro, e che dovrebbe essere basata sul ricevere dei diritti in cambio di doveri, verso lo Stato del quale vogliono essere cittadine. Una dimensione al di là del sangue e del suolo.




13 commenti:

  1. Fefo, stavolta non te la faccio passare liscia: si dice "giocare in svedese"!


    Quanto al senso dell'essere binazionali, non ti so aiutare - gira e rigira, toccherà alle bimbe. Nel caso mio (padre svizzero, madre danese, nato in Italia), a volte mi viene voglia di citare Bartali: "Tutto sbagliato, tutto da rifare!" ma sembra che nel loro caso non sia così.

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  2. Sulla nazionalità io sono convinta, anche per esperienza personale, che nel 90% dei casi i bambini si sentano parte del paese in cui crescono ed e' giusto che ci sia anche un riconoscimento legale in tale senso. Mia figlia ad esempio titolare di ben 3 passaporti (italiano, svedese e inglese) si sente Svizzera, appena possibile aggiungerà un nuovo passaporto alla lista. Sinceramente considerando che non ha mai vissuto un giorno della sua vita in Italia, mi sembrerebbe più sensato che uno straniero nato e cresciuto in Italia votasse per l'Italia e lei per qui quando il momento arriverà.

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  3. Fefo caro, si dice ius soli, non ius solis. "Soli" è il genitivo di solum, ovvero suolo ("diritto del suolo"). Il sole (sol, gen. solis) non c'entra. :) Invece ius sanguinis ("diritto del sangue") va bene (da sanguis, gen. sanguinis). End of Latin lesson. :)

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  4. Sviste, refusi, errori e autocorrezioni corretti, grazie :)

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  5. Secondo me alla nascita si dovrebbe acquisire di diritto la cittadinanza del paese in cui si nasce e quella dei genitori, se diversa/e.
    Altra cosa è il diritto di voto, che io accorderei soltanto a chi risiede stabilmente in un paese, che ne abbia o no la cittadinanza. Solo chi vive in un paese è condizionato dalle scelte politiche che vi si compiono. Che diritto ha di incidere sulle scelte politiche italiane chi non ci vive? Che diritto ho io di votare in Inghilterra se non ci vivo?

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  6. Un mio fratellastro (più o meno) nato in America da genitori italiani aveva, come ovvio e giusto, sia la cittadinanza italiana che quella americana. Per l'America però al raggiungimento della maggiore età devi scegliere. E lui ha scelto la cittadinanza del posto dove abitava, l'Italia. A me questo pare molto molto giusto.

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    1. Sicura? Io conosco tanta gente col doppio passaporto e la doppia cittadinanza anche dopo i 18 anni... hai idea di come mai? :/

      Lia

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  7. Bel post Fefo.

    Anche io credo che la questione cittadinanza sia più complessa di come la dipingono.

    Mi trovo molto d'accordo con Alessandra nel dire che una persona si sente di solito cittadina del Paese in cui vive. E come te penso che nascere nel Paese in cui i genitori risiedono e averne la cittadinanza (senza mai averci vissuto in età adulta e sentendo di appartenere a una cultura diversa) sia un po' assurdo.

    Come lo è, in fondo, che Eleonora e Sofia abbiano diritto di voto in Italia anche se non ci vivranno mai.

    Insomma, in un'epoca di forte mobilità come questa, forse sarebbe ora di rivedere i diritti e doveri dei cittadini.

    E se abbiamo abolito lo Ius Primae Noctis, forse anche quello di Soli e di Sanguinis possono essere messi in discussione...

    Lia

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  8. Io ho abitato a Bologna per 7 anni, per università e lavoro. Non mi sentivo di votare per il sindaco del mio paese di residenza perchè non vivevo lì e trovavo assurdo non poter votare nella città dove avevo domicilio, studiavo, lavoravo, vivevo.
    Sono fermamente convinta che sia giusto dare la cittadinanza a chi vive, cresce, frequenta le scuole e amici in italia. Sono italiani proprio come me.

    Alessia

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  9. Secondo il mio modesto parere la questione della cittadinanza è molto complessa, ma per chi, come le tue bambine ha culture molto radicate in entrambi i paesi è giusto dare l'opportunità di scegliere, di poter vivere da entrambe le parti

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  10. Eppure per me un bambino nato e cresciuto in Italia, e'molto piu' italiano delle miei figlie che sono nate e cresciute in USA e che parlano l'italiano con un accento americano e non si sognerebbero mai di andare a vivere in Italia. Per loro l'Italia e' il paese delle vacanze. Eppure la mia 18enne riceve i documenti per votare. Sara' ma io non capisco queste regole.....

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  11. Anche io credo che la questione cittadinanza sia più complessa di come la dipingono.

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