giovedì 11 novembre 2010

Fra Sofia, Eleonora ed "Il Profeta" di Kahlil Gibran

Adoro la passeggiata mattutina del portare Eleonora all'asilo con Sofia nel passeggino. Eleonora è una chiaccherona come me e spesso vengono fuori discussioni interessanti e divertenti. Oggi mi parlava di quando sarà lei ad essere mamma, e mentre la ascoltavo e guardavo Sofia mi è venuto in mente il brano che nonna Marghe ha letto durante il battesimo di Sofia:

I vostri figli non sono vostri. Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di se stessa. Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi, e, benché vivano con voi, ciò non di meno non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri, perché essi hanno i loro, di pensieri.
Potete custodire i loro corpi ma non le loro anime, perché le loro anime abitano la casa del futuro, che neppure in sogno potete visitare.
Potrete cercare di essere simili a loro, ma non potrete farli simili a voi, perché la vita procede e non si attarda mai sopra il passato.

Voi siete gli archi da cui i figli come frecce vive sono scoccati avanti.
L' Arciere vede il bersaglio sulla linea dell'infinito, e con la forza vi tende, perché le frecce vadano rapide e lontane.
E che il vostro tendervi nella mano dell'Arciere avvenga nella gioia; Perché, come ama le frecce che volano, così ama l'arco che sta fermo.

La gioia non si discute...è lo "stare fermo" che mi fa pensare. Si fa presto a dire di essere un arco che sta fermo, ma la realtà che ci sono tantissimi dubbi, che, come cantava uno splendido Gaber, non si può insegnare ai bambini la nostra morale, che la "verità" non è così unica. Tanto sarebbe sbagliato il cadere negli stereotipi e vestire le bimbe sempre di rosa, tanto sarebbe ugualmente sbagliato impedire loro di vestirsi da principesse, cosa che Eleonora adora. In questi giorni stiamo costruendo una casa per le sue bambole ed è bellissimo vederla nel seminterrato lavorare con il traforo con su sia le cuffie antirumore da falegname che le pantofoline rosa di Hello Kitty.
L'arco che sta fermo...ma i dubbi sono molti (insegnarle ad evitare gli scontri o a vincerli?), le incertezze (le dico di no troppo? troppo poco?), i timori (e se vuol diventare una velina o fare la cubista?).
Ricordo che quando sono nate sia Anette che io, appena partorite le bimbe, speravamo uscisse anche un manuale d'istruzioni...niente da fare, taglia il cordone ombelicale e via. Eccoti la bimba, complimenti adesso sei genitore.
Possono, come tante tessere di un mosaico, essere le incertezze quelle che danno luogo alla fermezza?

6 commenti:

  1. "Possono, come tante tessere di un mosaico, essere le incertezze quelle che danno luogo alla fermezza?"

    ... forse si... non pensi che tante certezze darebbero invece luogo ad un'infinita debolezza? ricorso? "sapere di non sapere"... mi sembra un buon punto di partenza, avere dei dubbi è segno della capacità di riuscire a vedere le cose da più punti di vista, un po' falegname un po' Hallo Kitty... credo sia il modo migliore per insegnare alle nostre bimbe che il mondo è vario e va valutato criticamente e senza pregiudizi... ma forse sono andata fuori tema... sarà l'emicrania!

    RispondiElimina
  2. Segui l'istinto... a volte ti dirà di dare delle certezze, a volte ti dirà di lasciarle fare di testa loro... il tuo istinto è il miglior consigliere.

    RispondiElimina
  3. Dai tuoi dubbi e dal tuo essere un genitore imperfetto verranno fuori dei frutti splendidi. Diffidare sempre di chi ha solo certezze...

    RispondiElimina
  4. Le certezze servono solo a non vedere le alternative possibili... Viva i genitori che si pongono dei dubbi! Credo proprio che sì, la fermezza stia nelle tante incertezze.

    RispondiElimina
  5. ogni volta che sento un genitore che dice che cresce il figlio penso sempre a questa cosa dell'arco teso...
    è giusto che sia così: dobbiamo dar loro la spinta giusta e stare a guardare...
    non è facile, ma credo dia anche soddisfazioni...

    RispondiElimina
  6. Lo stesso brano ce lo ha regalato l'ostetrica che ha tenuto il corso preparto. E' stato un gesto delizioso: peccato vedere tanti musi lunghi dopo la lettura. Se il posto dove vivo, lo chiamo "balubalandia" ci sarà un perchè...

    RispondiElimina